venerdì 22 ottobre 2010

Konon Vossìa

Konon, Vossìa 2010.

Introduzione
La lingua così come i generi musicali sono discipline in continua mutazione.
                                            Il siciliano
Konon, Vossìa 2010.
Konon, Vossìa 2010.
Il sanconese

I dialetti siciliani si possono dividere in tre macro zone linguistiche: siciliano occidentale, diviso tra area palermitana, trapanese e agrigentina; siciliano centrale, diviso tra le aree nisseno-ennese, agrigentina orientale e delle Madonie; e siciliano orientale, diviso in area siracusano-catanese, nord orientale, messinese e sud orientale. Il sanconese è il risultato di vari dialetti siciliani appartenenti al siciliano centrale, orientale e della variazione metafonetica centrale (caratteristica delle le province regionali di Enna e Caltanissetta, inclusi i comuni "gallo-italici”). Nato a San Cono, questo dialetto è il risultato delle parlate dei primi abitanti che, assecondando la proclama del marchese Trigona, si trasferirono in questo piccolo paesino negli ultimi anni del ‘700. In questa sessione si tentarà di definire le caratteristiche del sanconese come dialetto sanconese standard.


Alfabeto e Fonetica:
L'alfabeto sanconese si compone delle seguenti 22 lettere:


A B C D E F G H I J L M N O P Q R S T U V Z
 

Corrisponde quindi a quello italiano, con l'aggiunta della J.
 

Le principali caratteristiche fonetiche sono:
  • La i è pronunciata i come in italiano e ɪ come in inglese big.
  • La u è pronunciata u come in italiano e ʊ come in inglese good.
  • La d se è una sola si pronuncia normalmente d, mentre se sono due è pronunciata retroflessa con una "r", anche essa retroflessa: ɖɖɽ. Esempi: beddu, cavaddu.
  • Il gruppo tr si pronuncia sempre retroflesso: ʈɽ. Esempi: strata.
  • La z si pronuncia quasi sempre sorda (ts) raramente sonora.
  • La j si pronuncia j come la i italiana di ieri.
  • La h non è muta, ma comporta un'aspirazione. Fa eccezione quando è usata per distinguere il verbo avere: in questo caso è muta.






  
La musica siciliana

Troppo spesso, ci manteniamo ancorati ad un concetto ormai superato di musica. Per noi occidentali la musica è sempre stata sinonimo di professionismo e di virtuosismo e la nostra produzione popolare tradizionale è un patrimonio folkloristico al quale ben pochi riconoscono il reale, profondo valore socio-culturale. La musica, tutta la musica, arricchisce l’essere umano con il potere del suono e del ritmo, dà consolazione e gioia all’uditore, all’esecutore e al compositore. La musica favorisce i trasporti dell’anima e stimola le più importanti facoltà umane: la volontà, la sensibilità, l’amore, l’intelligenza e l’immaginazione creatrice. La Musica è l’arte di combinare dei suoni secondo regole che variano in base alle epoche e ai luoghi. E’ un’ottimo punto di partenza per rompere barriere altrimenti insormontabili, il suono, e con esso la musica, costituiscono infatti una valida modalità di comunicazione. Tutto il corpo è sensibile al mondo sonoro. Le modalità per esprimersi attraverso la musica sono infinite e ciascuno deve trovare quella più congeniale alla propria sensibilità, alle proprie abilità ed al proprio carattere. Ciascuno di noi possiede un proprio ISO, un suono proprio interiore, grido o canto strettamente personale che racchiude in sé la forza vitale dell’individuo. Attraverso la musica scopriamo un mezzo, sincero e personale, al di là delle convenzioni e delle abitudini, per esprimere se stessi in qualunque luogo e in qualunque momento. Come già nell’antica Grecia, in Sicilia la musica occupava un posto di rilievo nella vita dei siciliani. In un primo tempo veniva tramandata oralmente di generazione in generazione grazie all’esecuzioni pubbliche in cui poesia, danza e canto accompagnato costituivano un’unica forma artistica, sia religiosa che profana. Dopo la conquista dell’Italia meridionale e le guerre puniche la musica romana ne fu fortemente influenzata. Accanto al canto Gregoriano da Roma si esportò la produzione dei trovieri, la monodia profana. I canti di questo tipo venivano accompagnati da strumenti e i temi preferiti erano le imprese di eroi, di Santi e canti meno raffinati che si potevano ballare durante le feste popolari.

di Lorena Cinquemani 2010
I canti popolari  

Prima fu il canto come necessità di comunicazione e dopo vennero gli strumenti. Il canto è la forma più antica di espressione dell’uomo, nata probabilmente come imitazione del “canto della natura”. Prima della parola e oltre la parola stessa c’è il canto. La voce umana è la fonte più antica e spontanea che possa coscientemente dar origine alla  musica. La voce, inoltre, è lo strumento più individuale, unico, personalizzato e coinvolgente che esista. Nella voce scopriamo uno strumento grezzo che, in esso, ha il valore pre-sintattico del linguaggio. In principio era il Melos… e poi nacque il canto popolare siciliano di tradizione orale, il canto spontaneo che si è congiunto, mescolato, con la poesia popolare nata in Sicilia e trasmessa oralmente. I canti popolari nacquero infatti come melodia sulle quali adattare la poesia ereditata dai padri, la lingua parlata che seppe fondersi docilmente con la forma ritmica della sua musica, una melodia che sicuramente la Sicilia ha prodotto, assorbendo nei secoli gli apporti di tutti i popoli che ne hanno calcato il suolo e facendone sue le espressioni artistiche estranee con le quali e’ venuta in contatto. L’arte popolare è sempre in condizione di ricettività; se un canto creato dal singolo veniva apprezzato ed adottato, diventava nel tempo, oggetto di tradizione. Il canto che nasceva da rustici poeti di paesi e villaggi sconosciuti, diventava il canto di tutti; il popolo premiava il loro merito col tramandare questa melodia, con l’impararla, col passarla di bocca in bocca da questo a quel paese, dalla montagna alla marina, dal campo al mercato. Via via si andava ritoccando, prendeva il colore locale, si creavano le varianti. In poco tempo si espandeva, veniva ripetuto in ogni dove, passava confini di paesi fino ad entrare a far parte del patrimonio comune, custodito, tramandato, ripetuto. Il commercio, le comunicazioni, i pellegrinaggi, le guerre, le grandi feste religiose, diffondevano i canti che venivano adottati, abbelliti, accolti, modificati, secondo le abitudini ed il carattere del popolo. Spesso accadeva che alcuni canti superassero i confini dell’isola assumendo altre forme dialettali, divenendo canti toscani, lombardi, veneti. "Ogni genere di poesia  e canto popolare deve andar preso quale rivelazione del sentimento speciale dell’individuo del popolo". L’intervento strumentale negli antichi canti popolari, dominio della pura vocalità, in origine è pressoché nullo in quanto la compiutezza melodica del canto, a giudizio del popolo non lo richiede ; esso appare in un momento successivo, quando l’esecutore in circostanze speciali, vuol fare mostra di particolare abilità o durante le feste. Importante era l’apporto della poesia popolare largamente utilizzata presso le classi del popolo, e ad essa si rifaceva il repertorio dei Triunfisti. I Triunfi venivano eseguiti durante la festa ricorrente , per devozione, da un gruppo di suonatori; anticamente erano gli Orbi, più recentemente gruppi di due o tre suonatori, del popolo, che in casa, per strada, davanti ad un’edicola addobbata, o davanti ad un altarino con l’immagine del Santo, o davanti la porta di casa del devoto che chiama ad eseguire il trionfo, suonano il violino, la chitarra, a cui recentemente si è unita la fisarmonica e il mandolino, ricevendo in cambio del denaro. Il triunfo inizia con un brano allegro, poi racconta la vita del Santo, e si conclude con la suonata a complimento. Tra i riti, raccontati dalla tradizione popolare, quello che più affascina è la Mattanza accompagnata dalle cialome. Le cialome, antichi canti che rinnovano il secolare rito che conduceva i tonni nella camera della morte. Questi canti danno un ritmo concorde allo sforzo dei tonnaroti che si piegano a tirare le reti restringendo lo spazio tra le imbarcazioni nella fase più faticosa, l’assummata; tirano così in superficie il coppu con i tonni prigionieri. Nei canti popolari, i siciliani hanno documentato la vita quotidiana del popolo; essi sono diventati un documento storico e filosofico, morale e religioso. "Nelle nostre canzoni popolari, la composizione poetica, sotto l’influenza diretta della melodia si sviluppa in una serie di immagini che si legano tra di loro, al di fuori di ogni nesso logico, una sintassi libera che ha tutti i caratteri dell’improvvisazione, una grande ricchezza di parole arcaiche, nella cui scelta la sonorità ha grande importanza, una lingua vincente in continuo divenire, sotto l’alito creatore della musica. Il testo poetico è come un materiale grezzo che il cantore dispone sotto la melodia come gli pare, con l’espressione dei sentimenti umani fondamentali; quando l’esecutore ha reso quel sentimento, con un inciso melico caratteristico, ha reso in pieno il sentimento del popolo." Un patrimonio di sentimenti affidato a melodie accorate, vario nei temi, inesauribile, immenso che trova voce nella cantilena solitaria del carrettiere, nel lamento del carcerato, nel canto d’amore ricco di sfumature, nella poesia dei cantastorie, veicolato da una vocalità elementare ricca di passioni. La voce è una sfida alla memoria perch’è in essa la storia di ognuno, le esperienze passate dal ventre di nostra madre in poi. La voce ci concede un passato la cui esperienza ignoriamo. Il popolo ha cantato: Canzuni, Ciuri, Arii, Orazioni Diesilli, Razioni, Storii Canzuni di naca e Jocura.


 Strumenti popolari siciliani

Konon, Vossìa 2010.




Gli strumenti popolari siciliani rappresentano una componente essenziale nell’esecuzione della musica popolare oltre che un valore storico, psicologico, magico- rituale, e socio-culturale; il Pitrè ne fa una menzione nei giochi fanciulleschi e per certi ricorrenze religiose; Salamone Marino, fa un semplice accenno parlando del Carnevale dei contadini. Qualche notizia ci viene dalla studiosa catanese Carmelina Naselli, che parlò nel 1949, di strumenti da suono della musica siciliana. Vi sono alcune testimonianze che si possono trovare nella letteratura demologia del secolo scorso o nei resoconti dei viaggiatori stranieri in Sicilia, nel Settecento o nell’Ottocento che ci parlano della presenza di strumenti musicali popolari. Non ci sono feste senza musica, canti e danze - scrive Helèn Tuzet  riportando le note di viaggio di Barteìs, - i ballerini girano con grazia e dignità... le danze sono accompagnate da flauti, cennamelle, ed altri strumenti a fiato... Anche Alexandre Dumas, in viaggio in Sicilia, ci lascia una testimonianza di una festa tradizionale briosa: - Si danza da soli, in due, in quattro. In otto, come si vuole, un uomo con un altro, una donna con un’altra... l’orchestra si componeva di due soli musicisti, uno suonava il flauto, l’altro una specie di mandolino. Così scrive il Salamone Marino – due suonatori uno con il contrabbasso, l’altro con il violino, o lo zufolo, non mancano mai: la domenica si piantano in una piazza, dove non appena hanno dato l’aria a due note, veggonsi circondati da una folla di giovani villici.... Quei musici vi danno un pezzo (caddozzu) di fasola, o di tarantella, tutte musiche popolari un tempo accompagnate dal canto... - Né difettano mai gli strambotti tradizionali, ed i fiori o gli stornelli, - scrive sempre il Salamone Marino - quali sono cantati solitamente da giovani con accompagnamento di scacciapensieri, (mariolu, ngannalarruni) o di zufolo, (friscalettu) strumenti che abitualmente essi portano in tasca. Gli strumenti musicali a corde, detti anche cordofoni sono strumenti muniti di corde, di nylon o metallo o di budella di ovini, minugia, che possono venire: pizzicate, strofinate, o percosse. Gli strumenti a fiato, detti anche aerofoni sono detti comunemente strumenti a fiato, gli aerofoni sono corpi cavi a forma di canna o tubo che producono il suono con la vibrazione della colonna d’aria in essi sospinta: quanto più lunga ed ampia è questa colonna d’aria, tanto più gravi sono i suoni che essa produce. Gli strumenti a percussione: sono strumenti adatti a sottolineare il ritmo di un brano musicale, ed hanno anche un’importante funzione coloristica ed espressiva; sono distinti dal modo in cui vengono posti in vibrazione a seconda che siano percossi, strofinati, pizzicati e scossi.